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Il servizio di acquedotto del S.I.I. è costituito dal complesso delle infrastrutture necessarie alla captazione, trasporto, accumulo ed infine distribuzione dell’acqua ad usi civili, nonché dalle relative operazioni di manutenzione e miglioramento delle stesse.

Captazione: le fonti di captazione si distinguono in superficiali e sotterranee.
Sono captazioni superficiali quelle dai corsi d’acqua, dai laghi o dai mari (attraverso costosi processi di desalinizzazione); sono sotterranee quelle da sorgente e da falda (superficiale o profonda).

Generalmente le acque di sorgente presentano le migliori caratteristiche dal punto di vista della potabilità, mentre le acque di falda e quelle superficiali presentano maggiori disponibilità.

L’ATO 1 presenta un territorio particolarmente eterogeneo, all’interno del quale le zone montane della Valle del Serchio, della Valle della Lima e della Lunigiana sono servite per lo più da acqua di sorgente, mentre la zona costiera della Versilia presenta una preponderanza di pozzi di captazione.

Le opere di presa si differenziano a seconda della tipologia della fonte captata. In genere viene prevista una fase drenante (escluso il caso delle captazioni superficiali per cui vengono predisposte paratoie o traverse) ed una di sedimentazione, che precedono l’ingresso dell’acqua captata all’interno delle tubazioni di adduzione.
Particolarmente legate alla fase di captazione sono le recenti problematiche della desertificazione e dell’inquinamento della risorsa idrica.
La prima è legata alla scarsità crescente della risorsa soprattutto nei periodi estivi; la seconda è legata invece alla qualità compromessa dalle numerose fonti di inquinamento, presenti in particolare nelle aree più antropizzate.

Adduzione: l’adduzione della fonte captata avviene per mezzo di condotte a caduta o prementi: nel primo caso il moto dell’acqua viene azionato dalla differenza di quota, e dunque di energia potenziale, fra il punto di partenza (l’opera di captazione) e quello di arrivo (il serbatoio di accumulo); nel secondo, l’acqua viene “spinta” per mezzo di un sistema di pompaggio adeguatamente dimensionato.
Fra i parametri di progettazione delle condotte di adduzione rientrano il diametro interno, lo spessore, il materiale, la tipologia dei giunti, quella del rivestimento interno. Il materiale, in particolare, può essere metallico, cementizio e plastico. Quest’ultimo ha trovato il suo impiego in tempi recenti, garantendo un’ottima affidabilità, a minor costo, maggiore facilità di trasporto e assenza di problemi di corrosione, cui sono soggette la gran parte delle tubazioni metalliche.

Accumulo: l’accumulo dell’acqua avviene per mezzo di serbatoi di determinata tipologia (serbatoio interrato, seminterrato, o pensile), volume (cubaggio) e funzione. I serbatoi svolgono tipicamente sia la funzione di compenso e regolazione delle portate in uscita che quella di riserva idrica. Lo schema “classico” di acquedotto prevede che il serbatoio colleghi adduttrice e rete di distribuzione, ma le alternative sono in realtà svariate: si hanno serbatoi intermedi di riserva posizionati lungo le adduttrici, serbatoi di raccolta delle acque provenienti da diverse sorgenti, serbatoi di raccolta per il pompaggio, ecc.

Distribuzione: posizionate a valle delle adduttrici, le reti di distribuzione rappresentano l’infrastruttura attraverso la quale avviene la consegna della risorsa idrica alle utenze, per mezzo di una fitta rete di condotte di diametro gradualmente decrescente fino all’allaccio finale. Valgono le considerazioni sui materiali già riportate per le condotte adduttrici, anche se il metodo di dimensionamento è del tutto diverso e tiene necessariamente conto dei consumi dell’utenza.
In particolare, si mette in evidenza il problema delle eccessive perdite lungo le attuali reti acquedottistiche. Il problema riguarda sia le reti di adduzione che quelle di distribuzione, queste ultime in particolare a causa del gran numero delle giunzioni, che aumentano il rischio di rotture e perdite, comportando interruzioni del servizio, sprechi d’acqua e pericoli di natura igienica.

Disinfezione/potabilizzazione: a seconda degli usi cui sono destinate, le acque devono rispondere a degli standard di qualità fissati a norma di legge. L’uso che impone la migliore qualità della risorsa è quello potabile.

I processi di potabilizzazione si distinguono in base alla qualit à della fonte originaria e in ogni caso sono finalizzati all’ottenimento di risorsa idropotabile. In particolare, i sistemi di disinfezione consentono l’eliminazione dei microrganismi per mezzo di clorazione, ozonizzazione o irraggiamento con raggi UV. Tali impianti di trattamento delle acque vengono generalmente posizionati in corrispondenza delle opere di captazione o dei serbatoi e, in taluni casi, direttamente lungo le tubazioni.
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